ST LOUIS, MO - AUGUST 09: Francesco Molinari of Italy waits to play his tee shot on the 17th hole during the first round of the 100th PGA Championship at the Bellerive Country Club on August 9, 2018 in St Louis, Missouri. (Photo by David Cannon/Getty Images)

di Ron Whitten

Il Royal County Down (Irlanda del Nord) si conferma al primo posto di questa speciale graduatoria di Golf Digest, riservata a tutti i percorsi fuori degli Stati Uniti: secondo il Royal Dornoch (Scozia), terzo il Royal Melbourne (Australia). Per l’Italia, c’è l’Olgiata.

La classifica dei Cento migliori campi del mondo stilata da Golf Digest è veramente globale e spazia dai paesaggi di Abu Dhabi al Vietnam, senza però comprendere gli Stati Uniti, ai quali è dedicata una graduatoria a parte, stilata secondo criteri differenti.

Il gruppo di giudici nord americani crea infatti la classifica dei migliori campi statunitensi in base a sette criteri. La classifica mondiale, invece, è stilata da esperti delle redazioni affiliate a Golf Digest in giro per il mondo, usando un singolo criterio di valutazione.

Scorrendo l’elenco dei 100 campi più belli al mondo fuori degli Stati Uniti, al cui primo posto troviamo ancora il Royal County Down nell’Irlanda Del Nord, si nota subito che i migliori architetti firmano la maggioranza dei campi in classifica.

Inevitabile chiedersi: serve un grande nome per creare un grande campo o è l’ideazione di un campo memorabile che ti porta nell’élite mondiale degli architetti?

Tra tutti i designer in vita, i due che, alla pari, hanno più presenze in classifica sono Greg Norman e Jack Nicklaus, grandi campioni prima, progettisti poi. Entrambi compaiono cinque volte in classifica.

Al secondo posto, dopo questi due giganti, c’è uno dei designer più influenti sul pianeta, Tom Doak, con quattro nomination.

Doak è talmente autorevole che è stato coinvolto nel rifacimento del Royal Melbourne (West, al terzo posto), del Royal Melbourne (East, diciannovesimo posto), del numero 85 Royal Adelaide, in Australia, del Woodhall Spa in Inghilterra, del Mid Ocean Club nel Bermuda e, con l’assistenza di Ian Andrew, architetto canadese, del St. George in Ontario.

Bill Coore e Ben Crenshaw hanno tre campi nelle posizioni di testa. Gil Hanse ha un campo in classifica, il numero 53, Castle Stuart, in Scozia, coprogettato con Mark Parsinen.

Il campo progettato da Hanse per le Olimpiadi di Rio ha raggiunto abbastanza voti per essere preso in considerazione (25) e, se sopravvivrà alla crisi economica brasiliana, sarà un serio candidato per la classifica del 2020.

Anche Pete Dye ha un campo in classifica (Casa de Campo, nella Repubblica Dominicana, 27esimo). Così come Tom Weiskopf (Loch Lomond in Scozia, realizzato con Jay Morris).

Tom Fazio ne ha due: National in Canada al trentaseiesimo posto e il numero 97, Querencia in Messico. Per l’Italia, è motivo d’orgoglio la presenza al 67esimo posto mondiale dell’Olgiata, che aveva ricevuto dal nostro giornale il riconoscimento quale miglior campo italiano nell’ultima classifica stilata nel 2016 (la prossima sarà diffusa in occasione dell’Open di Gardagolf).


Una giornata di golf all’Olgiata è sempre un’esperienza affascinante, specie dopo il restyling del 2012 firmato Jim Fazio del percorso Ovest, realizzato nel 1961 dall’architetto inglese Charles Kenneth Cotton.

Ormai adeguato alle esigenze del golf moderno, il campo è più che mai pronto per accogliere Tornei internazionali (dopo aver già ospitato Coppe del Mondo e Open d’Italia).

Presenta tre configurazioni (par 71, 72 e 73) e sette battitori per tutte le categorie.

Nell’autorevole classifica dei Cento campi più belli al mondo redatta dalla rivista Golf Digest, l’Olgiata figura in 68esima posizione, con grande soddisfazione dei responsabili del Circolo, sorto sui terreni che tanto a lungo ospitarono i purosangue della famosa scuderia ippica Dormello Olgiata.

«Aver fatto un balzo in avanti dal centesimo al sessantasettesimo posto nella classifica stilata dalla più prestigiosa rivista del mondo», racconta il presidente Giovanni Sernicola, in carica da un anno, «è motivo di grande orgoglio.

È un riconoscimento che premia il lavoro di tutti: del Consiglio Direttivo, della Direzione, dei greenkeeper.

Abbiamo lavorato seriamente per tenere in vita la tradizione di eccellenza di questo splendido Circolo riuscendo, nel contempo, a tenere i conti in ordine.

Il che non è dettaglio da poco. Ora, più che mai, speriamo di poter tornare presto a ospitare l’Open d’Italia».