ST LOUIS, MO - AUGUST 09: Francesco Molinari of Italy waits to play his tee shot on the 17th hole during the first round of the 100th PGA Championship at the Bellerive Country Club on August 9, 2018 in St Louis, Missouri. (Photo by David Cannon/Getty Images)

Strade diverse hanno portato i capitani Bjorn e Furyk a selezionare i propri giocatori: gli europei puntano su esperienza e carisma, ma hanno anche cinque debuttanti. Gli americani schierano due generazioni di campioni, tutti dannatamente forti.

Europa:

Bjorn, la scommessa dell’esperienza

Pagherà la scelta di Thomas Bjorn di privilegiare, con le sue “pick”, l’esperienza di un Garcia in crisi, di uno Stenson a lungo frenato da problemi al gomito, di un Poulter aggrappato al suo indomabile cuore, di un Casey forse garantito dall’accordo d’inizio stagione che lo ha riportato all’ovile dell’European Tour?

Su questa scommessa si gioca il destino del Team Europa a Parigi. Non si può dire che le decisioni del capitano abbiano convinto in pieno. È vero: nel clima tutto speciale della Ryder, l’esperienza (Garcia), il temperamento (Poulter), il carisma (Stenson) hanno un peso, specie in una squadra che annovera già cinque debuttanti.

Ma è anche vero che in quei tre, serratissimi giorni di gara servono i giocatori più in forma del momento. Non è un caso che gli americani abbiano modificato i tempi delle scelte del capitano dopo il 2014, quando, in tre consecutive settimane di settembre Billy Horschel ottenne un secondo posto e due vittorie, aggiudicandosi Tour Championship e Fedex, ma restando fuori della Ryder perché le convocazioni erano già chiuse.

Almeno due su quattro wild card europee hanno premiato invece giocatori grandi ma fuori forma. Contro uno squadrone come quello di Furyk, potrebbe essere fatale.

Per noi italiani c’è, comunque, l’enorme soddisfazione di veder rientrare in squadra Francesco Molinari dalla porta principale, da leader.

È l’unico ad aver intaccato lo strapotere USA nei Major, con la splendida vittoria di Carnoustie giunta a coronamento di un periodo semplicemente straordinario, cominciato a Wentworth, proseguito a Gardagolf, poi al Quicken Loans e al John Deere (2°), subito prima dell’Open Championship, per poi aggiungere anche un sesto posto al PGA e l’approdo al gran finale del Tour Championship. Chicco eguaglia, a Parigi, un altro storico record di Costantino Rocca, con la terza presenza.

E proprio a Parigi ha sempre mostrato di trovarsi a suo agio, come testimoniano due secondi posti e tanti piazzamenti.

Sarà un uomo di punta, preziosissimo nei doppi (con Noren?) grazie all’implacabile precisione dei suoi ferri.

Sarà un’Europa forte, se McIlroy tornerà un po’ più killer, se Rose si calerà nei panni del front-man ora che ha anche conquistato la vetta del ranking, se Noren, Olesen e Hatton replicheranno le tante cose buone di stagione, accanto a un Fleetwood ormai più che maturo per imprese più grandi di quelle compiute finora.

E se Rahm non mortificherà il suo enorme talento sotto il peso di un carattere che a volte lo tradisce.

Ma questa Europa avrà di fronte un Mammuth, uno squadrone senza punti deboli, ferocemente determinato a tornare a vincere in trasferta dopo un quarto di secolo.

TEAM EUROPA

Thomas Bjorn – Capitano

Luke Donald – Vicecapitano

Padraig Harrington – Vicecapitano

Robert Karlsson – Vicecapitano

Graeme McDowell – Vicecapitano

Lee Westwood – Vicecapitano

Paul Casey

Tommy Fleetwood

Sergio Garcia

Tyrrell Hatton

Rory McIlroy

Francesco Molinari

Alex Noren

Thorbjorn Olesen

Ian Poulter

Jon Rahm

Justin Rose

Henrik Stenson

 

USA:

Uno squadrone capace di tutto

Una squadra che può permettersi di includere come wild card due mostri sacri come Tiger Woods e Phil Mickelson, oltre al giocatore più in forma del momento (De Chambeau) e all’emergente Finau, esprime già così il suo strapotere.

Lasciamo stare il conteggio totale dei Major vinti dai suoi componenti per non scoraggiarci: Tiger da solo ne ha vinti esattamente il doppio di quanti ne mettano insieme tutti gli europei di quest’anno:14 contro 7.

La realtà è che Furyk ha potuto mettere insieme una formazione che è un perfetto mix di gioventù ed esperienza, attingendo a due generazioni di campioni. Così ci sono i giovani leoni come Koepka (tre Major in due anni), Thomas, Spieth, Reed (tutti recenti plurivincitori di Major) accanto ai guru come Mickelson, Woods e Dustin Johnson che poi sarebbe anche il Numero Due del mondo, superato di pochissimo (e da pochissimo) da Justin Rose.

E, in mezzo, altri fuoriclasse come Bubba Watson, Simpson e Fowler, tanto da aver relegato al ruolo di vicecapitani autentici giocatori-garanzia come Kuchar e Zac Johnson.

Cosa potrebbe sovvertire, allora, un pronostico che, sulla carta, appare sbilanciato nettamente dalla parte americana?

Un fattore, indubbiamente, può essere il campo. Il “National” non è percorso per bombardieri.

Alex Noren ha vinto quest’anno l’Open di Francia con -7, in un’edizione in cui nessun giocatore è riuscito a girare quattro volte sotto par. In più, secondo tradizione, il campo verrà preparato con un occhio di riguardo per le caratteristiche dei padroni di casa.

Ma non è che, nel team USA, manchino elementi dotati del talento necessario a far score anche quando la potenza non risulta il fattore determinante.

L’altro fattore, mai predeterminabile in Ryder, è l’atmosfera che si creerà. Le sorprese, spesso, sono il risultato di un mix di elementi: l’alchimia all’interno della squadra, le motivazioni speciali del momento, la sintonia fra capitano e giocatori. Lo dimostra in positivo per l’Europa, il famoso miracolo di Medinah del 2012, quando Olazabal, nel nome e nel ricordo di Seve Ballesteros, compattò il gruppo conducendolo a una clamorosa rimonta della domenica; lo conferma, in negativo, per l’America la débacle di Gleneagles 2014, quando Mickelson arrivò a contestare platealmente la conduzione tecnica di Tom Watson.

Da allora, la squadra USA ha avviato un piano di meticolosa preparazione, curando la marcia di avvicinamento nei minimi dettagli, promuovendo anche incontri periodici con i giocatori. E adesso vuole assolutamente raccoglierne i frutti.

TEAM USA

Jim Furyk – Capitano

David Duval – Vicecapitano

Zach Johnson – Vicecapitano

Matt Kuchar – Vicecapitano

Davis Love III – Vicecapitano

Steve Stricker – Vicecapitano

Bryson Dechambeau

Tony Finau

Rickie Fowler

Dustin Johnson

Brooks Koepka

Phil Mickelson

Patrick Reed

Webb Simpson

Jordan Spieth

Justin Thomas

Bubba Watson

Tiger Woods

 


Settembre, andiamo: è tempo di Ryder Cup! L’attenzione del golf mondiale guarda al Golf Le National di Parigi, che a fine mese ospita la attesa sfida biennale tra Europa e Stati Uniti, unico torneo al mondo (di qualsiasi sport) in cui il nostro continente ha una propria “Nazionale”.

Il nuovo numero de Il Mondo del Golf Today, rivista che fa parte del Gruppo Cose Belle d’Italia, edita da Belvivere srle diretta da Massimo De Luca, riporta i lettori all’edizione 2016, in cui Rory McIlroy e Patrick Reed furono protagonisti di un match da cardio palmo, divenuto una tra le pagine più emozionanti dell’intera storia del golf.

Poi, è storia di oggi, con le rivelazioni di Francesco Molinari (sapevate che il capitano Bjorn ha fatto sottoporre tutti i suoi giocatori a un test psicoattitudinale?), l’analisi delle formazioni, i segreti del campo e i timori di Jim Furyk, capitano designato per difendere il trofeo.

La trepidazione per la Ryder non deve comunque far passare in secondo piano un altro grande risultato del golf azzurro: Andrea Pavan ha conquistato il suo primo titolo sul Tour maggiore e ora, a carta confermata, può guardare al prosieguo della carriera con aspirazioni più convinte.