Penina Hotel & Golf Resort, Portogallo, 3-5 dicembre 2019

Per il futuro del golf e per una sfida di squadra, 32 nazioni per 12.700 professionisti rappresentati, si riuniscono in Algarve sotto il cappello della neonata Confederation of Professional Golf (CPG), non più PGA of Europe.  Un  nome nuovo, la volontà di mantenere identità ed elementi costitutivi dei suoi trent’anni di storia, focus strategici diversi per il futuro, sui principi guida di condivisione, collaborazione e sviluppo. «La forza di un collettivo più unito è destinata a incrementare l’impatto nazionale  e internazionale di ogni singola PGA, beneficiando inoltre di economie di scala capaci di ottimizzare opportunità commerciali e di sviluppo per i singoli e per l’intero settore», ha detto Ian Randell, amministratore delegato di CPG. Sul tavolo del Congresso il nuovo progetto di digitalizzazione insieme a molti altri temi di formazione professionale: aspetti commerciali (dall’e-commerce ai modelli di partnership), pratiche di governance (con il  ruolo femminile in primo piano), sviluppo del gioco (dal nuovo sistema di handicap a nuovi format di gara, al settore giovanile). Da ricordare che CPG è il solo membro del Ryder Cup European Development Trust, dedicato allo sviluppo del golf; dal 2004 ha sostenuto 35 progetti in 30 nazioni, investendo due milioni e mezzo di euro. Esperienze  diverse,  dunque, che le Associazioni nazionali hanno qui l’opportunità di condividere. Tra i relatori anche il presidente di PGA Italiana Filippo Barbè, che dal 2015 è membro del consiglio di CPG. In chiusura dei lavori, vendono poi attribuiti i riconoscimenti professionali dell’anno.

Intanto, in campo, l’International Team Championship, propone la sua sfida numero 31: quest’anno sono 18 le nazioni che schierano i loro giocatori migliori. Rigorosamente Maestri. Per accedere al campionato non bisogna aver giocato oltre quattro gare in un qualsiasi tour nelle ultime due stagioni (sei per i circuiti Satellite e Seniores). E poi occorre un brillante risultato stagionale. Così il team Italia vede in campo Andrea  Rota  (vincitore  del Campionato Maestri), Gregory Molteni (miglior Pro «non giocatore» nell’ordine di

merito nazionale 2019), Mauro Bianco (da piazzamento nel PGAI Championship). Gli ultimi due al debutto in questa gara. Il format prevede tre giri (54 buche) sul Championship Course del Penina Hotel & Golf Resort, in Algarve (Portogallo), primo tracciato da gara realizzato in questa regione: era il 1966 e la mano quella di Sir Henry Cotton, tre volte vincitore dell’Open britannico. A comporre il risultato finale saranno i due score migliori di ciascuna giornata. Il montepremi è di 21.600 euro, di cui 4.500 al team vincitore. Contemporaneamente si gioca per l’I.T.C. Shield, titolo a disposizione delle PGA  più piccole ed emergenti. A difendere il titolo è la Germania, che in Grecia un anno fa aveva preceduto Olanda e Inghilterra.

 

Mauro Bianco

Nato a Sanremo, 59 anni, figlio d’arte, è stato un ottimo giocatore dilettante (suoi i titoli Cadetti 1977, Juniores 1980, assoluti Medal e Internazionali di Svizzera 1982), nelle fila della nazionale per i campionati del mondo ed europei dei primi anni Ottanta. Da Pro ha giocato per tre stagioni nel circuito europeo maggiore (1985-1987), quindi nel Challenge Tour per sette anni e, più avanti, nel Senior Tour (2014-2015). Nel frattempo insegna, prima a Sanremo, poi titolare a Bologna (1995-2016), ora al Riviera Golf di Rimini. Vince due volte il campionato Maestri di PGA Italiana (2006-2008) e tre volte il Senior (2013-2017-2019), l’ultimo proprio a Sanremo lo scorso novembre.

 

Gregory Molteni

Comasco, 37 anni, professionista dal 2003 e subito impegnato in campo internazionale: sedici anni di gare principalmente nell’Alps Tour, a tempo pieno nel Challenge dal 2008 al 2010, con qualche incursione nel circuito europeo maggiore. Tanti piazzamenti,  ma  la prima vittoria nell’Alps è arrivata lo scorso giugno in Puglia nell’Acaya Open. Dedicata al padre Pietro, professionista a suo tempo giocatore. Intanto ha iniziato a insegnare.  Ha  vinto un Campionato di PGA Italiana (Bergamo 2004), un Doppio dell’Associazione (con Marco Soffietti, Menaggio 2007), un campionato Nazionale Open (Margara 2005).

 

Andrea Rota

Trentatre anni, nato a Bergamo e cresciuto sulle buche dell’Albenza, è pro dal 2005. Una carriera nell’Alps Tour dove la stagione migliore è stata quella del 2012 (sedicesimo nella money list). Poi quattro anni di Challenge inseguendo anche la carta per il tour maggiore. Il primo successo arriva nel 2016 con il campionato di PGA Italiana (Villa Carolina). Inizia a insegnare al golf di Bergamo, sfiora il titolo di campione Maestri nel 2018 e lo vince quest’anno al Molinetto di Milano.