Continua dall’articolo sul numero di dicembre e si conclude, con questa puntata, il racconto dei tempi “pionieristici” del golf italiano sul filo dei ricordi di Luciano Grappasonni che rievocano (tra le altre) le imprese di “Zio Ugo” e Angelini, di Croce, Dassù, Casera e dei Bernardini: ma annoverano anche le vicende, non sempre gloriose, di prelati, colonnelli, principesse e perfino del Re Edoardo d’Inghilterra, ottimo golfista, che abdicò al trono per amore

Le avventure dei “Ragazzi del IV Miglio”, ormai campioncini di riguardo, avranno per cornice i campi internazionali dove bisognerà conoscere l’inglese, lingua madre del gioco. Nella primavera del 1960 Roberto e Luciano Bernardini, loro cugino Luciano Grappasonni e Alberto Croce finiscono a Norwich, nella contea di Norfolk, pochi chilometri da Cambridge ed Eaton, terra di pronuncia anglosassone classica. I Bernardini e Alberto Croce sono finanziati dalla Federazione, Luciano fa da solo. I primi si sistemano da una zia sposata a un inglese, al 24 di Merton Road; Luciano trova alloggio in casa di un reverendo protestante che ha due figlie, in Mill Hill Road. Dopo le lezioni nel City College, si allenano all’Eaton Golf Club accolti dal pro Bert Kelly e la sera si avventurano nei locali della città a caccia di “maestrine” con le quali perfezionare la lingua. Sono così vivaci e desiderosi d’imparare che finiscono sulle pagine del quotidiano locale: “Quattro romani alla conquista della City”, titola un articoletto in cronaca, sotto l’eloquente occhiello “A Norwich giovani golfisti italiani”.

Per le vie del mondo

Finito lo stage, possono andare a caccia di allori per le strade del mondo. Roberto Bernardini (1944) dal 1966 al 1980 coglierà undici vittorie in Italia, due Swiss Open, andrà nove volte in coppia alla World Cup, parteciperà a due Masters Usa e a dieci Open Championship. Nel 1965 Luciano Grappasonni sfila a Madrid nella World Cup sul Club de Campo con il grande Alfonso Angelini (con Aldo Casera e Ugo Grappasonni, Alfonso fu uno dei “moschettieri” degli anni ruggenti: quelli che, a partire dal 1947, realizzarono il 50% dei successi italiani). Angelini (1918-1995) non vinse l’Open d’Italia ma detenne un primato imbattibile: si impose per dieci volte nel Campionato nazionale Omnium. «Io, Ugo e Aldo», soleva ripetere, «eravamo tre amici prima che avversari sul campo. Uno guardava l’altro e ci davamo consigli per migliorarci. Ugo aveva un movimento invidiabile, Aldo era un giocatore “lungo”, io lasciavo a desiderare sotto l’aspetto stilistico ma ero potente». A Madrid Luciano è intervistato per un periodico americano da Paul Hahn, collega “trick shot artist”, clown giocoliere dei ferri, che mette nero su bianco i consigli del giocatore romano. «Tutto sta nel colpire bene la palla», ammonisce nel titolo Luciano Grappasonni, ritratto in otto scatti che documentano il suo elegante swing. L’articolo, destinato al vasto pubblico Usa, inizia così: “Com’è che alcuni golfisti relativamente piccoli riescono a fare una distanza superiore alla media?”. E tesse le lodi dell’“attraversamento” del giocatore italiano, non altissimo. Paul Hahn girava il mondo dando anche spettacoli a pagamento, promossi da uno sponsor produttore scanzonato di bastoni inusuali. Uno, ricorda Luciano, aveva uno shaft di gomma che nel backswing si torceva attorno al collo, si raddrizzava nella discesa e colpiva in modo perfetto. Quel giorno Hahn fece sdraiare lo sponsor in posizione supina su un tappetino, gli mise in bocca un tee con sopra la pallina. Rullo di tamburi e… «Stai sereno», lo rassicura sottovoce, «tiro con un pitch wedge». Ma senza che l’altro s’accorga, impugna un driver: il pubblico è con il fiato sospeso, Paul la scaglia a 280 metri, l’uomo a terra quando riapre gli occhi quasi sviene e minaccia di non pagarlo per lo spettacolo.

Del quartetto di Norwich, Alberto Croce (1944), alfiere anch’egli dei ragazzi dell’Acquasanta, coglierà quattro allori in Italia, sarà per due volte al St. Andrews Trophy (1964-1966) nella squadra continentale contro gli anglosassoni, due volte alla World Cup (1972-1973) e due volte (1973-1975) all’allora ambìta competizione della Marlboro Nation’s Cup-Philip Morris International. Dopo molte altre encomiabili prestazioni, trionferà in due Senior Open, nel 1995 e nel 1999. Ha insegnato a Monticello e alla Pinetina. Questi eroi venuti dalla gavetta avranno tutti figli e parenti che seguiranno con onore le loro orme, come la cugina di Alberto, Stefania Croce, figlia di Angelo e sorella di Gianmarco. Come i parenti dei Bernardini e dei Grappasonni che condivideranno coi discendenti i patrimoni d’esperienza sui fairway.

Mentre Roberto Bernardini, ormai campione italiano, vola in Usa nel 1967 per partecipare all’Usa Open Championship (con i migliori del mondo), Luciano Grappasonni va in Sudafrica per l’Open Championship nazionale (ci vanno in 128 da Australia ed Europa). In campo, l’idolo locale Gary Player e, per la prima volta, i golfisti di colore, alla fine di una feroce querelle razzista: colored sì, colored no. Premiazione al Port Elizabeth Golf Club, in alto sul podio il grande Gary. Pioveva a dirotto, ma la premiazione fu fatta all’aperto perché il secondo classificato era un indiano e non poteva entrare in club house. Nelson Mandela, premio Nobel ed eroe contro l’apartheid, era in carcere dal 1963 e vi sarebbe rimasto fino al 1990.

Continua…