Mi scrive un Confratello:

“Venerabile Maestro (grazie, aggiungo io), il mio amore per il gioco del golf è così totalizzante e, a volte, così disperato che mi ha rinfrescato il ricordo di studi giovanili, ahimé ormai lontani, sui disturbi della personalità. Non sono uno psichiatra, ho solo studiato un po’ di psicologia del comportamento ai tempi dell’Università, per poi dedicarmi a un’attività lavorativa nel ramo bancario. Ma, registrando i miei sbalzi di umore, strettamente legati ai risultati ottenuti sul campo e all’incapacità di sottrarmi a un certo tipo di errori tecnici sempre uguali a se stessi, mi viene da chiedermi e quindi da chiederle: ma la nostra ossessione (la ‘splendida ossessione’ di cui lei ha più volte parlato su queste pagine) potrebbe essere catalogata come una forma di ‘Psicosi maniaco-depressiva’”?

Nella lettera seguono descrizioni dettagliate (fin troppo…) di disavventure varie occorse in campo allo scrivente che, a suo dire, hanno influito sensibilmente sulla sua vita di relazione. Il caso, dunque, è serio (o forse disperato ma non serio, come usa dire) e merita un approfondimento rigoroso.

Per cominciare, mi sono rifatto alla Treccani che, lo dico per chi non attinga più al sapere cartaceo ma compulsa solo Wikipedia, non è la definizione di tre giocatori hcp 54 che si sfidano a suon di tripli e quadrupli bogey, ma era ed è il tribunale insindacabile della conoscenza. Cominciamo, quindi, con la Treccani a definire il termine psicosi: “Disturbo psichiatrico – oggi definito bipolare – caratterizzato da oscillazioni del tono dell’umore”. Fin qui ci siamo, mi pare. Nei Carrellanti l’umore può variare non dico da una buca all’altra, ma semplicemente da un colpo all’altro: basta un socket che trasforma in una X un possibile chip and putt per il par e l’uomo, fin lì sereno, imbestialisce, ricavandone un senso di precarietà che, probabilmente, si ripercuoterà anche nei colpi successivi. E infatti è nota nella letteratura scientifico-golfistica, la figura del “serial shanker”, quello che, dopo il primo, ne infila altri due o tre nelle buche seguenti, giocandosi definitivamente l’equilibrio nervoso.

Spingiamoci oltre nella definizione: “Il tono dell’umore può oscillare in senso depressivo e in senso espansivo”. Converrete che la descrizione continua a calzare perfettamente. In senso depressivo fanno testo i mille annunci di abbandono dell’attività golfistica, perlopiù seguenti a una serie di risultati negativi (il paziente, in genere, siede ammutolito in club house davanti a un bicchiere di birra che non ha nemmeno voglia di vuotare). In senso espansivo, basta avere la (s)ventura di imbattersi in qualcuno che quel giorno ha completato un giro abbondantemente sotto par. Troverete un soggetto euforico, loquace ai confini della logorrea, convinto di avere capito una buona volta tutti i segreti del gioco. Stazionerà a lungo davanti al display della classifica, sia per bearsi del suo nome al vertice, sia per controllare che qualche tarda partenza non gli sottragga il primato, sia per raccontare con implacabile accuratezza tutti gli exploit di quella giornata memorabile.

E infatti, Treccani dicit, “L’episodio maniacale è caratterizzato dalla presenza per almeno una settimana, di accelerazione ideativa, eloquio accelerato e logorrea, euforia ed espansività incongrua”. Non vi sembra la raffigurazione plastica, proiettata anche sui giorni seguenti, di chi ha realizzato uno score superiore ai 40 punti? Vivrà per un po’ di giorni su un virtuale cuscinetto d’aria che lo solleverà di alcuni centimetri da terra (ecco l’euforia); racconterà a tutti le sue imprese (eloquio accelerato e logorrea); potrebbe spingersi perfino a intensificare il ritmo della sua attività erotico-sentimentale (espansività incongrua). I sintomi ci sono tutti e durano, in genere, fino al momento di tornare in campo, quando l’incantesimo, per solito, svanisce.

Quindi la risposta all’angustiato Confratello non può che essere affermativa: sì, la splendida ossessione dei Carrellanti per il golf ha molti punti in comune con una conclamata psicosi maniaco depressiva. Per la quale, a detta degli specialisti, il litio fa miracoli. Ma non raddrizza lo slice né fa imbucare tutti i putt.

Da “Il Mondo del Golf Today” n° 302 – giugno 2019