OPINIONI

Mentre Matteo Manassero ricomincia a vincere, Molinari torna a mostrare la sua classe. Dall’altra parte ci sono i Pro ritirati dalle Olimpiadi, con varie scuse…

Uno splendido Matteo Manassero si è reso protagonista di una prova spettacolare al recente Scottish Open; qui ha mostrato nuovamente la sua classe per tutto il torneo. Terzo posto finale con 276 (-12), dopo essere stato in lotta per la vittoria fino all’ultimo. Un risultato eccezionale che ha splancato al veronese la porta per l’Open Championship, il terzo Major stagionale.

Il grande ritorno di Matteo testimonia che sta ritrovando la fiducia e la voglia di giocare, tornando a divertirsi. È riemerso dal lungo periodo di crisi con la qualificazione all’US Open e relativo taglio passato. Tre buoni piazzamenti consecutivi dopo quel tunnel di tagli mancati che pareva non voler finire più. La qualità del suo gioco è migliorata, arrivano tanti birdie che, solo pochi mesi fa, parevano diventati un miraggio. Era l’iniezione di fiducia che ci voleva.

Matteo Manassero
Matteo Manassero

Ricordiamoci che stiamo parlando di un giocatore classe ’93. Solo che ha fatto cose tanto grandi tanto presto da darci la sensazione di parlare già di un… “vecchio”. Oltre alla classe di Manassero, possiamo registrare con qualche soddisfazione i progressi dei nostri giocatori rispetto all’avvio di stagione.

Francesco Molinari ha ripreso a macinare top ten

È uno straordinario regolarista e, come tale, c’è sempre, anche se vince poco. Il modo in cui ha giocato a Parigi (dove si sente a casa, evidentemente), specie all’ultima giornata, è stato eccezionale.

Il Tour americano, dove i campi sono molto difficili e la concorrenza è spietata, lo ha abituato a un livello che altri europei raggiungono a fatica. “Le National” di Parigi è un campo simile, per difficoltà, a quelli del PGA Tour, e i valori vengono fuori.

Anche Nino Bertasio continua la sua buona marcia al primo anno sul Tour e con uno bel quarto giro (68) allo Scottish ha staccato il biglietto per le Olimpiadi di Rio. Sta risalendo la china anche Edoardo Molinari, altro campione che non può essersi smarrito. Gli occorre un po’ più di continuità, ma intanto il recupero è avviato.

Ha attraversato una fase di stallo, invece, Renato Paratore. Ha un grande istinto, che gli ha consentito di esordire bene l’anno scorso; ma ho l’impressione che debba lavorare un po’ sulla tecnica. Lui non è un regolarista: anzi, se per vincere occorre un po’ d’incoscienza… beh, lui quell’incoscienza ce l’ha. C’è da affinare un po’ la tecnica, ma a lui non manca la cultura del lavoro.

Ora è tempo di Olimpiadi

Scusate se torno sull’argomento, ma questa faccenda dei ritiri in serie proprio non mi va giù. Continuo a pensare che campioni come quelli che si son tirati indietro con scuse varie stiano rifiutando di restituire al Golf, che li ha resi ricchi e famosi, una minima parte di quello che hanno ricevuto. Almeno i primi a chiamarsi fuori, come Adam Scott e Louis Oosthuizen, hanno detto sinceramente che c’erano troppe gare in calendario. Quindi rinunciavano a quella che “sentivano” meno: cioè l’Olimpiade.

Rivado col pensiero all’amore per questo gioco di campioni come Nicklaus, Palmer, Player; mi ritrovo malinconicamente a concludere che adesso ci sono tanti soldi in più ma molta passione in meno. Invece la passione dovrebbe essere la stessa: e almeno una volta ogni quattro anni un piccolo sacrificio – ammesso che sacrificio sia – dovrebbe essere possibile (quattro anni, non ogni stagione…).

È pur vero che tanti fattori (e non solo l’alibi-Zika) hanno contribuito a gettare ombre sul ritorno del Golf alle Olimpiadi. Il campo finito in extremis e dunque sconosciuto a tutti; le difficoltà del sistema-Paese in Brasile; voci di problemi logistici nell’organizzazione. E, in più, naturalmente, la mancanza di una vera tradizione olimpica per il nostro sport. In fondo anche il tennis impiegò un po’ di tempo a riprendere quota, come livello di partecipazione, dopo il suo ritorno ai Giochi a Seul 1988.

Silvio Grappasonni