Dopo oltre un secolo di assenze, il golf è stato riammesso alle Olimpiadi. Eppure le regole per la scelta degli atleti sono farraginose e discutibili. Chi vestirà la maglia azzurra a Rio?

Olimpiadi, il golf riparte in sordina

Vogliamo dirla tutta? Nella storia del golf, le Olimpiadi praticamente non ci sono. Harry Vardon, Walter Hagen, Bobby Jones; Ben Hogan, Sam Snead, Gary Player; Arnold Palmer, Jack Nicklaus, fino a Tiger Woods: tutti grandissimi campioni, nessun campione olimpico. Nessuna medaglia d’oro. Zero tituli olimpici. Il golf non ne ha mai sentito la necessità.

Alzi la mano chi abbia sentito nominare Charles Sand, statunitense vincitore nella prima apparizione del golf ai Giochi della II Olimpiade, a Parigi nel 1900; o la sua compatriota Margaret Abbott, oro femminile (un bel 47 su nove buche, quello era il formato della gara olimpica femminile); oppure, chi conosca George Lyon, canadese medaglia d’oro ai Giochi di St. Louis, 1904, dove la prova femminile era stata soppressa.

Un secolo di assenze

Dopo St. Louis, il golf scomparve dal programma olimpico, fino alla storica reintroduzione decisa a Copenaghen nel 2009, testimonial il nostro enfant prodige Matteo Manassero, per i Giochi della XXXI Olimpiade dell’era moderna, ossia Rio 2016.

Centododici anni di assenza, è cambiato tutto: il mondo e lo sport. In un’occasione ufficiale ho sentito con le mie orecchie Tim Finchen, onnipotente commissioner del tour americano da ventidue anni, affermare che sinora non era stato possibile reintrodurre il golf alle Olimpiadi “per ragioni di calendario e d’interesse”.

Le vere ragioni

Dato che le Olimpiadi si svolgono ogni quattro anni, e coinvolgono al massimo quattro giocatori per nazione, si tratta evidentemente di una scusa, per mascherare il fatto che, in realtà, l’organizzazione del Tour americano è sempre stata molto restìa a perdere una o due settimane di profitti e ha sempre osteggiato la presenza del golf alle Olimpiadi per interessi di bottega (o di botteghino). Anche oggi, non si può dire che il Tour americano sia felice della novità. Molto di più i giocatori, invece.

Nessuno potrà più dubitare che il golf non sia vero sport: anzi, l’ingresso ufficiale nell’élite delle discipline sportive è solo una conferma di quanto i golfisti veri ben sanno da sempre. Ma chi potrà andare alle Olimpiadi per rappresentare il proprio Paese per la prima volta nell’era moderna?

Tante regole, pochi atleti

La gara maschile si svolgerà dall’11 al 14 agosto, il torneo femminile dal 17 al 20. La formula, quella classica delle 72 buche stroke play, 18 al giorno. Saranno gare solo individuali, non ci sarà una classifica a squadre. Per decisione del CIO, il field sarà limitato, solo 60 giocatori e 60 giocatrici. I criteri di ammissione, molto rigidi, si basano sulle posizioni del World ranking tradotte in uno speciale ranking olimpico (pubblicato ogni lunedì su www.igfgolf.org) al giorno 11 luglio 2016.

Il sistema, oltre che rigido, è anche complicato. I primi 15 del World ranking si qualificano di diritto, ma solo entro un massimo di quattro della medesima nazionalità. Quindi, salvo sorprese, solo gli USA fra gli uomini e Corea fra le donne schiereranno quattro atleti.

Dal 15° posto in avanti si qualificano un massimo di due atleti per nazione. Un posto è riservato comunque al Brasile, nazione ospitante. Esiste anche un criterio per preservare la rappresentanza continentale, in omaggio ai simbolici cinque cerchi che simboleggiano i cinque continenti. Allo stato però ciò non influisce, dato che Sud Africa e Zimbabwe tengono alte le sorti del continente nero.

Criteri discutibili

Il ranking in questione tiene conto delle prestazioni di atleti e atlete negli ultimi due anni nei circuiti riconosciuti, assegnando il 100 per cento del valore ai risultati delle ultime 13 settimane, e valori ridotti di 1.1% per ognuna delle altre 91 settimane. Come a dire, i risultati più recenti hanno grandissimo valore, mentre i successi un po’ datati pesano poco.

Così si spiega come Matteo, 29° nel primo ranking pubblicato nel luglio 2014, oggi sia oltre la 700° posizione; mentre Chicco Molinari, solido regolarista, abbia oscillato fra la 22° posizione del primo ranking all’odierna 34esima, sempre qualificato di diritto.

Per trovare un altro italiano oggi dobbiamo scendere alla posizione 397, dove sta Renato Paratore. Un po’ meglio fra le donne, nella cui classifica oggi 21 febbraio 2016 troviamo Giulia Sergas 49esima e Giulia Molinaro 52esima: per certo non devono distrarsi di qui all’11 luglio.

La riserva è Diana Luna, n° 337: ci sono ancora in programma molti tornei validi per le qualificazioni in giro per il mondo le cose potrebbero cambiare radicalmente. C’è spazio per quattro rappresentanti della Federgolf al Maracanà.