Tim e Tina, fratelli di Phil Mickelson, aprono l’album dei ricordi. E raccontano un Phil sconosciuto al grande pubblico: dal ragazzino che si allenava sul lob, volando il tetto di casa, all’adulto generoso con chi ha bisogno, ma che non vuole perdere mai

Quello famoso è Phil Mickelson, straordinario campione che a 46 anni tiene ancora testa ai giovani leoni del golf mondiale; ma anche i fratelli Tim e Tina non se la cavano male. Tim, di sette anni più giovane, è Head Coach all’Università di San Diego; la sorella Tina, maggiore di un anno e mezzo, è una stimata coach oltre che una commentatrice TV molto apprezzata in America.

Chi meglio di Tim e Tina può, allora, raccontarci il Phil Mickelson segreto? La carrellata che segue attinge ai ricordi di famiglia di tre fratelli che crescono insieme e restano comunque molto uniti anche quando ciascuno ha preso la propria strada. Tra aneddoti curiosi, simpatiche schermaglie e rivelazioni inattese, i due fratelli tessono un ritratto inedito e molto umano di Phil.

Testimonianze raccolte da Guy Yocom

 Phil Mickelson

Il percorso a ostacoli

Tina: Quando io e Phil eravamo piccoli e Tim stava iniziando a camminare, nostra madre frequentava ogni mese gli incontri della PTA (Parent-Teacher Association, un’organizzazione di genitori e insegnanti per facilitare la partecipazione a scuola). Mentre era fuori, nostro padre costruiva un percorso a ostacoli in casa. Utilizzava quelle bandierine alte e flessibili che la gente attacca dietro alla propria bici.

Papà le metteva ovunque, le incastrava tra i braccioli del divano e le sedie per farcele saltare o per passare sotto e intorno. Papà ci cronometrava; io ero la migliore perché facevo ginnastica ed ero più agile di Phil. E lui si arrabbiava tantissimo.

Quando trovò il modo di passare sotto all’asta più velocemente e si avvicinò a battermi, chiesi a papà di cambiare le regole. «Facci fare più pull-up, papà», chiedevo; e Phil restava di nuovo indietro. Tutti abbiamo imparato a voler sempre vincere e non c’era alcun handicap che compensasse le nostre età. Nulla era “netto”. Eravamo una famiglia “lorda”.

Tim: Nel primo ricordo che ho di Phil siamo su una casa galleggiante che la nostra famiglia affittava ogni estate per una settimana a Shasta Lake, in California. Avevamo una moto d’acqua e nostro padre costruiva un percorso a ostacoli. Usava, come boe, taniche di benzina vuote e ci cronometrava. Avevo sei anni, mentre Tina e Phil erano adolescenti; quindi, ovviamente, non vincevo molto. Ma era sempre una gara.

Football in famiglia

Tim: Phil ha sette anni più di me quindi quando giocavamo a football in casa cercava di compensare. Lui giocava sulle ginocchia e io dovevo correre. Lui doveva placcarmi e io dovevo solo toccarlo con due mani. Ma sollevava la palla su di sé e solo quando stavo per toccarlo la lanciava in aria dicendo che il mio tocco non era valido perché la palla era in volo.

Faceva un sacco di cose del genere. Vinceva sempre. Ma torniamo alla casa galleggiante: un pomeriggio faceva così caldo che avevamo deciso di non uscire. Phil mi aveva insegnato a giocare a poker – con i soldi! – e tutto quello che avevo era un gruzzoletto di penny. Mi sono alzato per andare in bagno e quando sono tornato Phil mi aveva dato una scala di colore al re.

Sono corso nella mia camera, ho preso tutti i miei soldini e li ho gettati sul piatto. Phil decise di non rilanciare e mi mostrò una scala reale. Immagina. Si prese ogni mio penny. Molto tempo dopo ammise di aver truccato le carte quando ero andato in bagno. Mi ha offerto un sacco di cene per farsi perdonare. Ma non mi ha mai ridato i miei penny.

foto di Todd Glaser

Memory

Tina: Hai presente “Memory” quel gioco dove devi cercare di scoprire due carte uguali? Mio figlio Lucas ha quattro anni ed è fortissimo. Una sera Phil l’ha sfidato e, concentrandosi parecchio, ha vinto, ma a fatica. Poi hanno giocato di nuovo e Phil ha vinto di nuovo, ma ancora con sforzo.

Phil esultava come fa quando imbuca dei lunghi putt. Diceva “Yeah!”, e mio figlio Lucas: «Dai, zio Phil, ancora una partita». E Phil: «Lucas, penso che tu debba dedicarti a giochi più semplici ancora per un po’, perché non sei pronto per me». Stava scherzando. Ma non del tutto.

Giochi tra fratelli

Tim: Era una regola non scritta che Phil non mi avrebbe mai lasciato vincere in nulla. Crescendo, la fortuna è girata a mio favore. Quando giochiamo a tennis non provo gioia più grande di quando – con una smorzata a fil di rete – costringo Phil a correre per arrivarci, per poi guardarlo correre indietro sulla linea di fondo per recuperare il pallonetto che segue.

La strategia, ovviamente, è di farlo stancare e sfruttare la differenza di età. Funziona, ed è molto gratificante. Phil è migliore di me nel golf e nei lanci a football (ha un grande braccio). Ma non nel tennis.

Tim: Un giorno stavo giocando con lui sul campo che oggi è il Grand Del Mar, a San Diego. Dopo 12 buche ero 9 sotto il par e minacciavo il record del campo di 64, che era appannaggio di Phil (oggi è di 62). Avevo un facile par 4 e un raggiungibile par 5 di fronte a me, quindi ero molto positivo. Phil mi disse: «Sai di essere 9 sotto, vero? Sai che è il giro della tua vita?».

Ero così esaltato dopo le sue parole che incappai in un 66. Si può facilmente immaginare perché mi abbia fatto questo. È stato terribile, ma l’ho superato. Era amore fraterno di quelli che solo i fratelli possono capire.

 Phil Mickelson

Vacanze

Tim: Un giorno, durante una recente vacanza di famiglia sulla neve, alcuni ragazzi si avvicinano a Phil e gli dicono: «Sei Phil, vero? Stasera perderai! ». E Phil risponde: «Davvero? Vedremo». Si scopre così che la sera prima Phil era sgattaiolato nell’area del resort dove questi ragazzi giocavano a dodgeball (una sorta di “Palla avvelenata”) e si era inserito nella loro partita.

Non riesco a smettere di pensare all’immagine di questo 45enne che si mischia con un gruppo di ragazzini di 10 anni, che li prende a pallonate e si fa prendere a pallonate da loro. Ma questo è Phil.

Tina: Eravamo in spiaggia durante una vacanza. Phil e Tim facevano dei passaggi a football. Papà era lì vicino che li osservava mentre noi eravamo seduti un po’ lontani. Improvvisamente, vedo mio padre interrompere il gioco e prendere la palla a Tim. Chiedo a mia mamma: “Cosa sta facendo papà?”. E lei: “Non vedi? Pensa che Tim non stia tirando correttamente. Gli sta dando una lezione”.

Tim: Ha 80 anni e mi dice che devo tenere il naso della palla più in basso. Come se avessi di fronte a me una carriera nella National Football League. Nostro padre, che era istruttore di volo, non smette mai di insegnare. Cerca sempre un modo più efficiente per fare le cose. Un comportamento che ha trasmesso a Phil.

Phil Mickelson e il golf

Tim: Phil è appassionato di ping-pong, lo sanno tutti. È diventata una sua passione negli anni Duemila, quando è diventato di moda nello spogliatoio di Ryder Cup. Phil voleva diventare bravo, migliorarsi sempre di più. Pertanto, un anno, per Natale, ho ingaggiato un ex campione junior di ping-pong, il dottor Michael Lardon (oggi è un valido psicologo dello sport), per dare un po’ di lezioni a Phil.

Ho anche regalato a Phil una racchetta da pro, abbastanza gommata da aiutarlo a controllare lo spin. Phil ha praticato come un pazzo ed è migliorato, soprattutto nelle battute a effetto. Ma non può battermi. Giocheremo al meglio delle sette partite. Lui si aggiudicherà le prime due. Poi prenderò la mano e vincerò le altre cinque. Sarà dura per Phil.

Il primo approccio di Phil Mickelson al golf

Tina: Mio padre ci ha messo in mano dei bastoni da golf nel momento stesso in cui abbiamo imparato a camminare. A me, a 18 mesi, prima che nascesse Phil. A Phil, addirittura a 16 mesi. Ha giocato da mancino fin dall’inizio e ricordo che i miei si preoccupavano del fatto che sarebbe stato molto difficile trovare dei bastoni per mancini di ottima qualità quando Phil fosse cresciuto.

Così mio padre gli diede un bastone da destro per spronarlo a cambiare mano, ma Phil lo girò subito e iniziò a swingare da mancino. Smisero di cercare di cambiarlo. Ottima idea.

Tim: Il tempo passato a praticare, quando Phil era ragazzo, era incredibile. Papà aveva costruito un piccolo green di pratica nel retro del nostro cortile; Phil andava davanti casa e tirava oltre il tetto puntando al green. Io gli gridavo dove era atterrata la palla: “Tre metri a sinistra della buca”; oppure: “Un metro e mezzo a destra, e corto”.

La cosa incredibile è stata – e l’ho visto con i miei occhi – quello che Phil riusciva a fare quando ci ha preso la mano. Una volta aggiustato il tiro, ha iniziato veramente a imbucare. Pensavo che fosse magico.

Tim: Un’altra cosa che gli ho visto fare è far collidere due palline a mezz’aria. Eravamo al campo pratica Stardust di San Diego quando Phil era al college. Effettuò un fade con una palla e subito dopo un gancio con un’altra, mentre la prima era ancora in volo: e le due si scontrarono. Ci mise 15 minuti per riuscirsi, ma l’ho visto. Sfido chiunque altro a farlo. Io sono trent’anni che ci provo e non mi ci sono mai nemmeno avvicinato.

Lo stile di Phil Mickelson

Tina: Phil dà il meglio sotto pressione. La vive diversamente dalla maggior parte della gente. Mi ha confidato che quando è sotto pressione le cose gli appaiono più chiare. Vede meglio le linee. Tutto rallenta e raggiunge ottimi risultati. Solo i grandi atleti sono così.

Tim: Ecco un consiglio per Keegan Bradley, Rickie Fowler, Dustin Johnson e gli altri ragazzi con cui Phil ama giocare soldi nei giri di pratica: se siete in vantaggio nella scommessa, non diteglielo. Se lui chiede a che punto è la sfida, fate finta di non saperlo o ditegli che è lui in vantaggio, anche se non è vero. Se gli fate sapere che state vincendo, soprattutto quando mancano ancora un paio di buche, saranno affari perché capovolgerà le cose e vi batterà.

Una passione senza freni

Tina: Una volta, nel giorno del Ringraziamento, avevamo gente a pranzo. Nostra madre chiese (anzi: impose) a Phil di rimanere nei paraggi, che sarebbe servito per aiutare. Ebbene: Phil sparì. Pagò il vicino di casa per portarlo in macchina fino al campo per poter giocare.

Mamma e papà andarono a cercarlo, lo trovarono e sulla strada di casa gli diedero una lavata di testa. Ci sarebbe stata una punizione per questo. Quando i nostri genitori si impuntavano, di solito non c’era modo di discuterne. Ma quella volta, Phil si ribellò un pochino. Disse a mia mamma: “Ogni giorno che non pratico, è un giorno in più che gli altri diventano più bravi di me. Se voglio diventare un grande devo praticare”. Phil l’ha presa da Ben Hogan, penso.

Le prime cotte di Phil Mickelson

Tim: Ero in terza media quando mi presi una cotta per una ragazza più grande di un anno che si era trasferita da Tijuana, citta vicina a San Diego ma in Messico. Era bilingue e io immaginavo che dirle qualcosa di carino in spagnolo l’avrebbe impressionata. Phil sapeva un po’ di spagnolo mentre io no, quindi gli chiesi una frase carina da dirle. “Dille: ‘Usted tiene un hermoso culo’, che significa: ‘Sei molto bella’”.

Ho passato un weekend a perfezionare la frase e poi sono andato da questa meravigliosa ragazza messicana e le ho detto quanto Phil mi aveva suggerito. Mi ha tirato un schiaffo in piena faccia. Quando ho raccontato a Phil quello che era successo ha iniziato a ridere, con le lacrime agli occhi. Solo dopo mi spiegò finalmente il vero significato della frase.

L’effetto “Phil Mickelson” sulle persone

Tina: Poiché siamo in famiglia, è facile sottovalutare la capacità di Phil di fare effetto sulle persone. Quando stavo seguendo il corso della PGA nel 1993, dovevo superare il test di abilità su 36 buche, il temuto PAT (Playing Ability Test) per diventare professionista. Era luglio e ci trovavamo a Palm Beach così chiesi a Phil e Tim di fermarsi e darmi un po’ di supporto. Giocarono a Bighorn la mattina e verso la fine del secondo giro arrivarono, sfrecciando sul campo con un car.

Tre ragazzi del mio gruppo che stavano cercando di superare il PAT si bloccarono e fallirono. La presenza di Phil li intimidì, il che fece deprimere gli altri, perché ognuno faceva il tifo per l’altro. Anche io non passai, quella volta. Un ragazzo disse: “Non posso credere che tu ci abbia fatto questo”.

Quindici anni dopo stavo andando da un cliente per chiudere un accordo per una società che stavo rappresentando, riconobbi il suo nome come uno di quelli con cui avevo giocato un PAT ma non realizzai fosse proprio quel PAT. Al termine della mia presentazione, mi disse: “Sì, ero nel tuo gruppo quel giorno a Palm Springs”. Non abbiamo chiuso l’accordo.

Tim: Penso che chiunque nella nostra famiglia sceglierebbe la vittoria di Phil al Masters 2004 come la più bella. Era il suo primo Major e fu la sua svolta. Ma ciò che lo rese più speciale fu che successe quattro mesi dopo la morte di nostro nonno Alfred Santos. Tutti noi, Phil compreso, crediamo che “Nunu” (come lo chiamavamo in famiglia) ci abbia messo una mano.

Sogni

Tina: Due settimane prima del Masters 2004 feci un sogno. Io e mio nonno eravamo al Masters. Eravamo sul green della 18 e Phil aveva un putt per vincere. La cosa assurda era che non avevamo nessuno intorno, ma si sa che i sogni sono strani. Io dico a Nunu: “Voglio assolutamente che imbuchi. Lo spero proprio”. E mio nonno dice: “Lo farà, anche se dovessi andare io stesso a spingere la palla in buca”.

Phil tira e c’è questo boato di folla, anche se non c’è nessuno intorno. Mi giro verso mio nonno, ma è svanito; e il sogno finisce. È stato così potente che ho iniziato a raccontarlo alla gente.

Un’amica, in particolare, stava andando a Las Vegas per lavoro e le dissi di scommettere su Phil. La domenica di quel Masters, quando Phil arrivò alla 18ma buca, la nostra famiglia era lì a guardare. La buca era nella parte anteriore sinistra del green e noi eravamo all’opposto, esattamente dove io e Nunu stavamo nel sogno.

L’approccio di Phil si fermò esattamente nello stesso punto dietro alla buca, come nel sogno. Quando Phil si preparò a puttare, io dissi: “Lo imbucherà”. Qualche secondo dopo, il sogno si è avverato.

Phil Mickelson e i buchi neri

Tim: Phil ha delle fisse. I buchi neri. La Borsa. Magia. Dinosauri. L’assassinio di Kennedy. Cerca le informazioni più dettagliate. E poi, così come sono arrivate, queste fisse spariscono. Quella della magia è stata la più intensa. I suoi trucchi con le carte e i giochi di prestigio hanno animato diversi incontri di famiglia. L’aspetto negativo è che i giochi con le carte diventano noiosi dopo mezz’ora. L’aspetto positivo era che avevamo sempre qualcosa da regalargli a Natale.

Tina: Phil è famoso per essere generoso con gli addetti degli spogliatoi e il personale di servizio in generale. Meno conosciuta è la sua capacità di percepire quando una persona ha bisogno di aiuto.

Tempo fa, nostra madre sentì dire che una cameriera di un ristorante locale era nei guai con l’affitto. Phil, pur non sapendo nulla di lei, si presentò al ristorante. Lasciò una mancia, quel giorno, che fece un’enorme differenza per quella donna. Se ne andò senza sapere l’impatto che fece e ancora oggi non lo sa. Fa gesti simili quasi ogni giorno. Non per filantropia, ma come dimostrazioni di premura che mi rendono fiera di averlo come fratello.

Tina: Mio fratello ha una capacità speciale di mettersi alle spalle le esperienze negative. Non solo nel golf ma anche a livello personale. Molte persone, quando litigano, perdonano; ma non tutte dimenticano. Quando litighi con Phil, invece, una volta calmate le acque, è letteralmente come se non fosse mai successo nulla.

Prevedeva il mio gioco

Tim: Ancora un po’ di amore fraterno, in stile Phil. Stavo iniziando a diventare un giocatore decente e spesso, quando stavo per tirare, Phil, dal car, diceva: “So come sbaglierai questo colpo. Lo scrivo qui. Vedrai che ho ragione”. E io subito pensavo: “Cosa vede Phil che io non vedo? Sono troppo impaurito da quel bunker a destra? Oppure pensa che io la manderò nel rough a sinistra del green?”.

Colpivo la palla e Phil mostrava la sua previsione. Incredibilmente, aveva sempre ragione. Poi, un giorno, l’ho sorpreso a scrivere “sinistra” sullo score e “destra” sul retro: a seconda di dove fosse andata la mia palla, avrebbe aperto la parte giusta dello score.

Phil Mickelson come coach all’Università

Tim: Alla fine del 2014 decisi di provare Phil come assistente coach all’Arizona State University. Lui ama l’ASU ed è sempre molto disponibile. Pensavo fosse un’ottima idea per diversi motivi, non da ultima la sua capacità di aiutarmi a reclutare nuovi giocatori. Pensavo che una telefonata a una recluta da parte di Phil Mickelson sarebbe stata abbastanza convincente. Non era una trovata pubblicitaria.

In quel periodo chiamò tre reclute, ragazzi che volevo veramente: nessuno di loro scelse l’Arizona State. Nel gennaio 2015, Phil lasciò l’incarico, scherzando sul fatto che io l’avrei licenziato. Non l’ho licenziato; ma la verità è che se non se ne fosse andato, avrei dovuto farlo. Non era fatto per quel lavoro.

Tim: Nonostante tutte le storielle divertenti che racconto su Phil voglio che il mondo sappia che gli voglio bene e che chiunque gli sta vicino finisce per amarlo. È generoso, leale, buono con la sua famiglia e fantastico da non crederci. A volte leggo che Phil forse non è così carino nella vita reale, che quello che fa è una messinscena, che nessuno può essere così meraviglioso. Ma per quelli che lo conoscono, lui è genuino come sembra.

 Phil Mickelson

Zio Phil Mickelson

Tina: Lo scorso weekend, all’inizio del nostro incontro di famiglia, Phil si è preoccupato perché i miei figli, Lucas e Gabriella, non gli sono saltati al collo immediatamente. Sono piccoli, 4 e 3 anni, e un po’ timidi all’inizio perché non lo vedono ogni giorno. L’insicurezza che la cosa ha suscitato in Phil è stata bella da vedere.

Ha fatto qualsiasi cosa per farsi amare da loro. C’erano i suoi amati San Diego Chargers in TV, ma Phil era lì a giocare a Memory con loro e a rendersi irresistibile. Ok, i Chargers stavano perdendo, ma alla fine di quel giorno, tutto ciò che importava a Phil era amare ed essere amato dalle persone che aveva vicino.