Il Professor Massimo Andreoni rassicura i giocatori: nonostante la diffusione del virus Zika, i grandi campioni possono partecipare alle Olimpiadi di Rio

Massimo Andreoni
Massimo Andreoni

Allarmismo e disinformazione hanno creato una specie di “psicosi da Zika”, il virus che ha colpito il Brasile, tanto da indurre alla rinuncia alcuni dei migliori golfisti del mondo, dal numero uno Jason Day a Rory McIlroy, da Adam Scott a Charl Schwartzel, solo per citarne alcuni. Come a dire che l’unica vera epidemia rilevabile al momento è quella dei ritiri. Il sospetto è che Zika sia diventato un alibi per un ambiente che non pare attribuire molta importanza alle Olimpiadi. Abbiamo perciò chiesto a uno specialista al massimo livello di chiarire una volta per tutte caratteristiche e rischi di questo virus, rivolgendoci al Professor Massimo Andreoni, docente di Malattie Infettive all’Università Tor Vergata di Roma e past president della Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali.

Intervista a cura di Chiara Griffa

zika

Professor Andreoni, cos’è esattamente Zika e quali conseguenze può comportare?

Il virus Zika è un virus che si conosce da più di settant’anni e non determina una malattia nuova, anche se è arrivata agli onori della cronaca a seguito della grande epidemia (che rappresenta la più importante fino a oggi) che è occorsa prevalentemente in Brasile e in gran parte del Sud America. È quindi una malattia che ben conosciamo e di cui sappiamo tante cose. Il virus Zika viene trasmesso all’uomo dalla puntura di una specifica zanzara (Aedes Aegypti), che non è presente in tutto mondo. La zanzara, pungendo una persona infetta, introduce dentro di sé il virus che può a sua volta trasmettere a una persona sana, pungendola.

La malattia è autolimitante, si guarisce nel 100 per cento dei casi. È un po’ debilitante, perché dura 7/10 giorni con una sindrome che ricorda altre malattie virali, con un interessamento dell’ap-parato muscolare e scheletrico, con dolori ossei e articolari; inoltre, quasi sempre presenta rash cutaneo (eritema) e febbre molto alta. È quindi una malattia fastidiosa, ma certamente non pericolosa.

Ci sono casi eccezionali in cui può complicarsi con una sindrome neurologica (detta di Guillain-Barré). È più grave ma anch’essa non mortale. Comporta disturbi anche invalidanti che possono arrivare a forme paralitiche; ma in media si risolve completamente. Bisogna, però, specificare che questa eventuale sindrome neurologica non è una complicanza solo di Zika, ma di tantissime malattie infettive presenti in tutto il mondo. Si può manifestare anche dopo una semplice influenza. Per tutte queste considerazioni, non c’è motivo di non recarsi in Brasile per paura di questa malattia.

Quando bisogna fare più attenzione?

Il virus Zika (e anche questo si sa da tempo) può essere trasmesso anche per via sessuale; ma si tratta di un evento raro. Quindi si consiglia, nel corso della malattia e per 2 o 3 settimane successive alla guarigione, di avere rapporti sessuali protetti per evitare il rischio di contagio.

L’ultimo aspetto (e questo si è scoperto solo di recente), che ha destato molta più preoccupazione a livello di stampa e di sanità pubblica, è che il virus Zika è stato correlato con la nascita di bambini con microcefalìa, quindi con un danno neurologico molto grave. Questo riguarda ovviamente solo le donne in gravidanza che si ammalano di Zika.

Quindi è consigliabile che una donna incinta non si rechi in un luogo di endemia di Zika. Ed è consigliabile che un malato di Zika rimandi i rapporti sessuali finalizzati alla procreazione a quando sarà finito il rischio di contagio.

Quali rischi corre nello specifico il golfista, che si trova più a contatto con acque stagnanti?

Tutti gli sport che pongono più a stretto contatto con raccolte d’acqua, dove è più probabile che ci sia presenza di zanzare, espongono maggiormente gli atleti al rischio di puntura. Le zanzare sono ovunque, ma in queste sedi tendono a proliferare e deporre uova: quindi ce ne sono di più. In questo senso, il golfista corre qualche rischio in più rispetto ad altri atleti. Ma, come detto, le zanzare sono ubiquitarie. Inoltre, la stagione invernale (nel corso delle Olimpiadi in Brasile è inverno) non è certo il periodo ideale per il loro proliferare.

Quindi, il rischio di infezione si riduce molto. Inoltre, esistono dispositivi molto efficaci per la prevenzione (repellenti cutanei acquistabili in farmacia) che limitano, se ben utilizzati, il rischio di puntura. Essere poi ben coperti preclude la puntura di zanzara. Il golfista ha di per sé una tenuta che lo copre di più rispetto ad altri atleti. In conclusione, quindi, ritengo che questa tipologia di atleti non corra maggiori rischi rispetto ai concorrenti delle altre discipline.

Cosa consiglierebbe quindi agli atleti che temono di partecipare per la paura del virus?

Rinunciare a una competizione così importante come l’Olimpiade per la paura di Zika in questo momento non ha senso. Io consiglierei di recarsi in Brasile tranquillamente. Anzitutto, perché il rischio è modesto; e poi perché in qualsiasi posto del mondo esiste sempre il rischio di contrarre una qualche infezione, ad esempio legata all’alimentazione o a un’influenza per raffreddatura. Sottolineo che la malattia da Zika non è pericolosa; il rischio maggiore che si corre è quello di non riuscire a partecipare al torneo.

Non è invalidante, e le conseguenze sarebbero le stesse di un’influenza. L’unico rischio reale, come detto, è per le donne in gravidanza; le complicanze della malattia da Zika sono eccezionali; non sono né più gravi né più frequenti rispetto ad altre infezioni. Anzi, una semplice influenza ha una mortalità maggiore rispetto a quella di Zika. Tutti sono soggetti al rischio di contrarre il virus; ma nessuno è a rischio di sviluppare quadri particolarmente gravi, né bambini né donne, ovviamente se si parla di soggetti immunocompetenti. Il rischio reale lo corre solo il feto di una donna in gravidanza che contrae il virus.

Perché, allora, è scattato questo violento allarme che ha creato anche una certa confusione da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità?

L’Oms avvisa e lancia un’allerta per qualsiasi fenomeno che riguardi la salute pubblica. Ma non stiamo parlando di Ebola o della Mers o dell’influenza aviaria. È stato emesso un alert su una malattia che ha colpito molte persone in alcune parti del mondo. È lo stesso che viene emesso quando inizia a girare l’influenza ogni anno.

Certo, l’Oms ha fatto un po’ marcia indietro e questo ha creato una certa confusione. Due mesi fa sconsigliava di recarsi in Brasile, ma quando è sorto il dubbio di dover cancellare le Olimpiadi ha chiaramente ridimensionato l’allarme. Perché il problema va inquadrato sulle categorie a rischio di complicanze gravi (donna in gravidanza).

Il giocatore di golf (o l’atleta in generale) non è a rischio di complicanze. Contrae l’infezione, sta a letto qualche giorno, dopo una decina è guarito, nulla di più. Probabilmente qualche atleta potrà contrarre il virus Zika durante le Olimpiadi, ma allo stesso modo in cui potrà contrarre una banale gastroenterite. E questo, di solito, non fa notizia.

«Mi piacerebbe essere un atleta olimpico. Vincere un oro, o comunque una medaglia, sarebbe un surplus. Ma osservare e incontrare gli altri atleti mi farebbe crescere di più come persona e come sportivo. La medaglia, poi, sarebbe la ciliegina sulla torta». (Bubba Watson, 37 anni, USA)